Il portale della destra universitaria fiorentina
Intervista ad un goliarda: il Professor CAUCCI si confessa ad Azione Universitaria
Il primo giorno del primo anno universitario, alcuni studenti di giurisprudenza vivono un’esperienza esilarante. Nell’aula magna, gremita di ragazzi spaesati, dove si dovrebbe tenere la temuta lezione di diritto privato del prof. Collura, un personaggio apparentemente normale, prende la parola al microfono della cattedra. Dopo circa dieci minuti in cui tutti credono di avere di fronte il prof. Collura e nello stesso tempo si chiedono che cosa stia blaterando, dato che pronuncia frasi senza una logica legata al diritto, il personaggio in questione confessa di essere un goliarda. Spuntano accanto a lui i suoi fratelli goliardi, con la feluca e il mantello, e si prendono beffe delle povere matricole sedute nei banchi che, ancora una volta, anno dopo anno, cascano nella loro goliardata. Alla fine, però, lanciano un messaggio: “Ragazzi, noi siamo dei goliardi e siamo venuti a dirvi che all’università non c’è solo lo studio ma c’è soprattutto il divertimento!”. Del primo giorno del primo anno universitario, questa frase è l’unica che rimane impressa a tutti. Ma questi goliardi, chi sono? Azione Universitaria, nella volontà di far conoscere la propria storia e nella convinzione che dietro ad ogni simbolo, ogni gesto, ogni motto o canzone che la contraddistingue dalle altre rappresentanze studentesche, ci sia una spiegazione legata ad una tradizione, ha deciso di intervistare un goliarda. A partire dai GUF, Gruppi Universitari Fascisti, infatti, e poi in relazione al FUAN, Fronte Universitario di Azione Nazionale, la feluca, cappello goliardico, diventa simbolo delle rappresentanze della destra studentesca. Oggi, invece, le due cose sono distinte e separate. Capiamo il perché dell’uso della feluca, oggi, nel simbolo di Azione Universitaria. Parliamo della goliardia con il Professor Jacopo Caucci, docente di spagnolo alla facoltà di economia e commercio. Il professore si presenta come sempre in giacca e cravatta, molto elegante ma anche disponibile a prendere un caffè con noi, e così ci racconta la sua esperienza da goliarda.
AU: Professor Caucci, noi la intervistiamo perché sappiamo che lei fa parte della goliardia…
Prof. Caucci: Sì, è vero.
AU: A che età è entrato a far parte della goliardia?
Prof. Caucci: A 18 anni.
AU: E quali sono le motivazioni per cui un ragazzo diventa un goliarda? (il professore ride) O meglio, goliarda si nasce o si diventa?
Prof. Caucci: No, goliardi si nasce… perché lo spirito è quello che conta!... e poi si ci diventa perché in goliardia si entra attraverso un’iniziazione che noi chiamiamo “processo”.
AU: So che il processo è molto pesante per le matricole…
Prof. Caucci: Sì, per le aspiranti matricole… perché matricole si diventa dopo aver subito un processo. Ovviamente è pesante per quello che è comunque un gioco quindi la persona processata è sicuramente offesa e insultata ma tutto ciò come tentativo di trasgredire e dissacrare, mai per offendere realmente la persona.
AU: Quindi una persona che non sa stare al gioco, potrebbe prenderla male?
Prof. Caucci: Sì, ed è successo che molti magari si siano avvicinati a noi e poi non siano entrati ma che siano comunque rimasti nostri amici. La differenza tra una persona che è un amico/conoscente e quello che siamo noi è che noi ci riteniamo “fratelli in goliardia” perché c’è un vincolo che ci lega ed è quello dato proprio dal processo, dai colori, dall’ordine, dall’appartenenza alla città…
AU: Quindi ci sono molte regole…
Prof. Caucci: Sì le regole ci sono, ma il goliarda è quello che va contro le regole, perché la goliardia nasce proprio in questo senso, nel 1200, con il movimento dei Clerici Vaganti (ndr). Oggi, invece, il termine “goliardico” è molto abusato; in realtà la goliardia affonda la sua origine nella tradizione. I goliardi, infatti, erano quelle persone che dissacravano e andavano contro il potere ed è per questo che molti credono che la goliardia sia anticlericale quando in realtà non lo è completamente. Lo è solo nel senso che quando è nata la goliardia il potere e il sapere erano gestiti dalla Chiesa. Come conseguenza ecco che il goliarda dissacra; come prima dissacrava la Chiesa, poi dissacra il potere e il potere si sviluppa in varie forme. Il bello della goliardia è contestualizzare ciò che succede, andare al passo con i tempi per cui ciò che era dissacratorio prima, non lo è più oggi. Non so se posso dire una parolaccia…
AU: Certo.
Prof Caucci: Oh, negli anni ’40 per esempio, dire “cazzo” poteva essere dissacratorio mentre oggi è quasi una parola di uso comune. La goliardia, quindi, oggi si esprime nel suo essere al passo con i tempi ed è per questo che secondo me, nonostante i corsi e ricorsi storici, la goliardia non finirà mai. Non finiranno mai gli ordini goliardici. Capito?
AU: Sì ho capito, ma io vorrei sapere allora come mai ad un certo punto nella storia la goliardia è stata associata ai GUF, i Gruppi Universitari Fascisti, attraverso un legame che, però, non era formale per i goliardi… Ognuno decideva singolarmente se essere anche attivista politico o meno ma, fatto sta, che si è creata una sinergia tra politica di destra e goliardia.
Prof. Caucci: Hai ragione, sotto il fascismo c’è stato un connubio tra la goliardia e i gruppi universitari perché il regime vedeva nella goliardia qualcosa di molto forte e potente all’interno delle università e ha cercato di convogliare tutti i goliardi a suo favore. Ovviamente questo legame, come dici tu, non era formale. Continuavano ad esistere, ed erano in maggioranza, i goliardi che non appartenevano ai GUF.
AU: Ancora ad oggi, però, la maggior parte dei goliardi sono di destra. Come mai?
Prof. Caucci: Allora, credo che questo nasca da una parola molto semplice che è la GERARCHIA. Voglio dire che, per entrare in un ordine goliardico si deve rispettare una gerarchia. A livello politico è vero che molte persone che entrano a far parte di un ordine goliardico hanno un humus di destra, ma ciò non toglie che le persone che non sono di destra possono comunque entrare in goliardia. E ce ne sono. Noi siamo teoricamente apolitici. Quando non siamo con i nostri simboli addosso parliamo anche di politica, ma le nostre canzoni e i nostri simboli non si riferiscono mai a una determinata corrente; sono di tutti e per tutti. Però è vero quello che tu mi hai appena chiesto perché noi abbiamo esempi di goliardi che nel ’68 furono malmenati all’interno delle università perché tutti identificavano la goliardia con la destra e questo perché, ahimè, proprio a partire dai GUF, i ragazzi di destra utilizzarono la feluca, che è il copricapo dei goliardi, nel simbolo del FUAN, il Fronte Universitario di Azione Nazionale, negli anni ’70.
AU: Noi la intervistiamo proprio per questo; perché la feluca è presente insieme al libretto nel simbolo di Azione Universitaria, e vogliamo spiegare il perché. Il libretto che indica lo studente universitario…
Prof. Caucci: E il libretto per noi goliardi è anche un simbolo.
AU: E cosa indica?
Prof. Caucci: Indica innanzitutto l’appartenenza alla facoltà perché il colore del libretto e del cappello dei goliardi cambia a seconda della facoltà. Ad esempio l’ordine di giurisprudenza ha la feluca blu mentre scienze politiche è sempre blu ma con l’aquila dorata, che ha un significato diverso. In altre città, poi, i colori delle feluche possono cambiare in relazione al cordone, che è quello che noi usiamo per legarci il cappello addosso. Il nostro è bianco e blu, per esempio, e anche la scelta del cordone è legata a tradizioni che vengono tramandate, quindi un ragazzo che è entrato nel nostro ordine nel 1956, sa ancora oggi, nel 2010, perché il cordone è di quel colore. Goliardia significa tradizione; significa mantenere il legame con qualcosa che è esistito tanti anni fa.
AU: Forse è per questo che gli studenti di sinistra (in generale) si avvicinano poco alla goliardia, perché non apprezzano la continuità storica?
Prof. Caucci: Esatto. E tutto ciò deriva, appunto, dagli anni ’70 quando la goliardia era associata al FUAN. È stato, infatti, a partire dagli anni ’60 che c’è stata una grande ripresa della goliardia. Faccio un esempio: i miei genitori si sono conosciuti in quel periodo a una festa delle matricole a Firenze, quindi io non potevo non nascere goliarda!
AU: Giusto. Ma la festa delle matricole la fate ancora a Firenze?
Prof. Caucci: Dunque, a Firenze si è fatta l’ultima volta nel 2008, proprio sotto di me perché un goliarda ha sempre vent’anni… è lo spirito da goliarda che conta… e io in quel periodo ho ripreso ad occuparmi di certe cose e così, due anni fa, dopo dieci anni di assenza, sono riuscito a riportare la festa delle matricole a Firenze. L’abbiamo organizzata in Piazza della Repubblica e da lì abbiamo fatto un corteo fino a Piazza della Signoria dove abbiamo cantato il “Gadeamus Igitur”, il nostro inno, sotto Palazzo Vecchio.
AU: Alla festa delle matricole, quindi, s’incontrano i goliardi appartenenti a ordini diversi, mi sembra di capire. Ma che cosa sono gli ordini?
Prof. Caucci: Gli ordini sono gruppi di appartenenza legati alle facoltà e alle città e hanno dei nomi. Il nostro è l’ordine chiamato “Placido della vacca stupefatta”, che è l’unico ordine in Italia che non ha mai chiuso dal 1956 ad oggi. Attualmente a Firenze sono aperti due ordini: questo che è il mio e poi quello della “Lira”, che è della facoltà di economia e commercio. Prima a Firenze gli ordini erano otto e poi alcuni sono stati chiusi mentre altri sono stati congelati, nel senso che qualcuno ancora continua a tenere i simboli ma l’ordine non è attivo. Io ho avuto la fortuna di entrare in goliardia quando tutti e otto gli ordini fiorentini erano attivi e ciò significa che eravamo in 200 persone. Negli anni ’80 era così ed era bellissimo girare nelle nostre piazze e vedere gente che parlava il nostro linguaggio.
AU: A proposito del vostro linguaggio, i nomi degli ordini da dove derivano?
Prof Caucci: La “Lira” è molto semplice perché legato alle materie che si studiano nella facoltà di economia e commercio. “Placido della vacca stupefatta”, invece, ha una storia particolare. Si dice che il nostro ordine sia nato in un bordello e da qui il nostro inno, la fascia che portiamo che accoglie la patacca del nostro capo che è il grande corno, che si dice dovesse essere la fascia delle tende che stavano in quel bordello. La vacca è generalmente la meretrice ed è stupefatta perché, si dice che, di fronte alla disinibizione dei goliardi che andavano in quel bordello, rimase stupefatta. Nel nome c’è anche il gioco.
AU: All’interno dell’ordine so che anche i gradi cambiano di nome. Come?
Prof. Caucci: Sì. Nel nostro ordine il capo è il Gran Corno e i corni sono gli altri. Io sono stato Gran Corno per ben due volte: nel ’92, quando potevo farlo e poi la seconda volta più tardi, quando il mio ordine stava per chiudere e mi hanno chiesto di farlo ma io, essendo già professore universitario, non potevo più rivestire questo incarico. L’insegna che noi indossiamo può essere portata solo da uno studente iscritto a quella facoltà, così io dovetti consegnarla a uno studente che aveva 20 anni.
AU: È un qualcosa che si tramanda, che continua nel tempo…
Prof. Caucci: Sì è proprio così. Se qualcuno mi chiedesse di definire cos’è oggi la goliardia, direi che è trasgressione, tradizione, appartenenza e gerarchia. È cultura e intelligenza quindi è il gusto della beffa, la capacità di non prendere la vita troppo sul serio e di prendersi in giro, che fa sempre bene. Di fronte alla popolazione universitaria che oggi è enorme ed è come se l’università intera fosse un esamificio, un lezionificio… sapere che alcuni ragazzi ancora credono in determinati valori, è importante. È la volontà di tramandare qualcosa che è iniziato mille anni fa e che non può finire per una moda.
AU: Dato che tutto questo è iniziato mille anni fa e già all’epoca il vostro simbolo era la feluca, io vorrei sapere che cosa significa per un goliarda la feluca.
Prof. Caucci: La feluca è appartenenza all’ordine, si dice che sia l’anima di una persona. La feluca viene “battezzata” con il vino perché noi crediamo, oltre che nella fratellanza e nell’appartenenza, anche in Bacco, Tabacco e Venere e in Nostra Santa Madre Goliardia quindi Bacco rappresenta il vino. Il vino viene messo nella feluca e la persona si bagna del nettare di Bacco, bevendo il vino. La feluca rappresenta il battesimo, rappresenta quello che sei in quel momento della vita perché è legata alla facoltà ma, al tempo stesso, rimane per sempre. La feluca non devi riconsegnarla come il libretto universitario, è per tutta la vita.
AU: Dato che un goliarda lo è per tutta la vita, le faccio un’ultima domanda: cosa le piace di più oggi tra Bacco, Tabacco e Venere?
Prof. Caucci: Io sono sposato! (ride) A parte questo, ovviamente, essendo un ex fumatore, mi resta solo Bacco, buono però. A vent’anni bevi di tutto, a quaranta provi a fare una scelta!
Il professore si allontana dal bar e ci lascia con la sensazione che non abbia mai perso lo spirito di quando aveva 20 anni. Noi, che 20 anni ce li abbiamo davvero, crediamo che molti studenti universitari oggi, invece, partecipino a quello che il professore chiamava un esamificio, un contenitore inarrestabile di lezioni/esami/lezioni senza alcun contenuto umano. Senza spirito di interessamento a quello che succede intorno. Senza la volontà di lottare per qualcosa, anche solo scherzandoci sopra. La beffa è la più potente delle armi di contestazione perché è pungente e inavvicinabile. Il vero goliarda è colto, è spiritoso, è sempre allegro, è sagace ed è al passo con i tempi. Affrontare la vita da goliarda aiuta a restare giovani nell’anima ed è il modo più coraggioso di lottare per qualcosa in cui si crede.
Alessia Cersosimo
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